mercoledì 26 dicembre 2012

MWL 5#: Alfabeto di strega: M- come MENTA

MENTA

Famiglia: Labiate
Caratteristiche: pianta perenne, è conosciutissima sia a scopo alimentare sia per fitoterapia. Si divide in moltissimi gruppi, dei quali segnaliamo solo i più importanti. Ha le foglie seghettate di un bel verde brillante, fiori spigati di un delicato colore biancastro o rosato.
Habitat: intensamente coltivata come erba officinale, allo stato spontaneo cresce nei pascoli di montagna e in luoghi ombrosi, al limitare dei boschi, fino a più di mille metri.
Fioritura: da aprile a settembre
Parti utilizzate: foglie e fiori
Raccolta: i fiori appena sbocciano, le foglie prima della fioritura

Curiosità. Questa umile pianta ha un'origine mitologica: Minta era la bella figlia del re Cocito e fu vista da Plutone mentre giocava con alcune amiche nel giardino della casa del padre. Il dio degli inferi si innamorò perdutamente di lei e le si presentò offrendole il suo amore, ma la fanciulla gli resistette. Il dio decise di rapirla, ma Prosperina, che aveva pena della giovinetta, pur di sottrarla alla sua amara sorte la trasformò in pianta e ne riempì i giardini del re.
L'uso terapeutico della menta può essere fatto risalire agli Egizi: questa pianta infatti è già citata nel papiro di Ebers, databile al XVII secolo a.C. ed è sacra a Thot, dio della medicina.
In tutto l'Islam la menta è un pegno d'amore tra i giovani innamorati. Nell'antica Grecia la menta era simbolo dell'amore ed era dedicata alla dea Afrodite, perciò era considerata afrodisiaca ed era utile assumerla prima di un incontro amoroso.
I Romani invece la consideravano rilassante e sedativa.
Secondo Seneca i soldati non dovevano mangiarne perché avrebbe tolto loro il vigore e le forze.
I Greci avevano dedicato la menta ad Ares, il dio della guerra, e ne bruciavano alcuni mazzetti sulle pire funebri dei soldati caduti in battaglia.
Mettendo delle foglie di menta in un'arnia, nel mondo antico si pensava si potessero sanare le malattie delle api.
Nell'antica Roma, andata per la maggiore un vino aromatizzato con la menta che piaceva particolarmente alle matrone.
Sempre a Roma le donne della nobiltà la mescolavano con il miele per coprire l'odore di vino che inevitabilmente avevano quando uscivano dai banchetti.
Una curiosità che pochi sanno. La menta tiene lontano i parassiti. Infatti gli antichi usavano mettere foglie di menta nei loro giacigli per tenere lontani pulci e pidocchi.
Gli atleti che partecipavano alle olimpiadi nel mondo classico facevano bagni con acqua nella quale vi erano foglie di menta per rinforzare il fisico.
Carlo Magno volle inserire la menta del capitolare che prevedeva l'elenco delle erbe da coltivare in quanto utili e medicinali.
Fin dal tempo dei samurai in Giappone c'era l'usanza di mettere foglie di menta tra le lenzuola perché veniva considerata afrodisiaca.

Usi magici. Le foglie vengono bruciate negli incensi per favorire la guarigione e per la purificazione.
Si può fare un infuso con le foglie fresche da aggiungere all'acqua del bagno, da effettuarsi prima dei rituali di scarico, ovvero quando si sciolgono fatture o malocchi, per allontanare le negatività, mentre quelle secche possono essere messe a bruciare sui carboncini per favorire la disponibilità al dialogo e l'apertura verso l'amore.
In tempi antichi veniva adoperata soprattutto nei rituali di guarigione e purificazione. E' utile anche nei rituali officiati per ottenere denaro e può essere usata come talismano quando si fa un colloquio di lavoro, in quanto protegge contro la pobertà.

Pozioni.
Filtro afrodisiaco. Prendere un ottimo litro di vino bianco e mettervi a macerare 30 grammi di fiori di centaura e 30 grammi di fiori di menta, la buccia di un limone e 7 chiodi di garofano per un mese, quindi filtrare. Conservate in una bottiglia di vetro scuro.
Pozione protettiva. Lasciare 100 grammi di fiori di iperico, 10 foglie di salvia, 10 foglie di alloro e 30 grammi di fiori di menta in un litro di vino rosso per un mese. Filtrare accuratamente e usate questo vino con parsimonia quando vi sentite minacciati.
Pozione contro gli sbalzi d'umore. Si prendono 30 grammi di fiori di lavanda, 10 grammi di polvere di noce moscata, 30 grammi di fiori di biancospino, 10 grammi di fiori di rosmarino e 20 grammi di fiori di menta e si lasciano in infusione in un litro di acqua appena bollita per tutta la notte, coprendo il recipiente con un coperchio, poi si filtra. Si può bere durante tutto il giorno.

Bagni. L'olio essenziale di menta favorisce la disponibilità al dialogo e l'apertura verso l'amore di una singola persona o dell'umanità. Viene usato nei rituali per placare conflitti e litigi, per riavvicinare coppie in crisi e per “ammorbidire” le resistenze di un avversario.
Bagno di scarico dopo un rituale. 20 gocce di olio essenziale di menta e 10 gocce di olio essenziale di basilico con 2 cucchiai di sale grosso nell'acqua del bagno tolgono la stanchezza dopo un rituale impegnativo.
Bagno di preparazione all'amplesso. Si prendono 50 grammi di fiori di menta e si lasciano in infusione in un litro di acqua appena bollita, coprendo il recipiente con un coperchio, lasciando riposare fino a farla raffreddare,poi si filtra. Durante il filtraggio di deve strizzare bene il residuo per non perdere nemmeno un poco dei principi attivi della pianta. Unite la decozione all'acqua del bagno assieme ad un cucchiaio di zucchero e a 3 di sale fino.
Bagno per aumentare il proprio desiderio. Potete mettere alcune gocce, non più di una ventina, di questo olio essenziale, nell'acqua del bagno assieme a 10 gocce di olio essenziale di geranio e 10 gocce di olio essenziale di verbena.

Oli.
Per favorire la guarigione. 2,5 ml di olio essenziale di vaniglia, 2,5 ml di olio essenziale di menta, 2,5 ml di olio essenziale di geranio.
Olio magico alla menta. Mettere a macerare in un litro di olio 200 grammi di fiori di menta per un mese. Tenete il vaso bene esposto al sole e trascorso questo tempo filtrare l'olio e conservatelo in bottiglie di vetro scuro. Potete usarlo per ungere le candele o per vostra protezione.

Talismani.
Sacchetto di magia per attirare l'amore. Preparate un sacchettino rosso, inserite all'interno dei petali di rosa e lavanda essiccati, 7 foglie di menta, un rubino, una conchiglia e un foglietto con scritta la vostra intenzione. Ad esempio potete scrivere: “La persona che mi è destinata arriva a me.” Portatelo appeso al collo oppure in tasca.

Incensi.
Miscela di erbe per al purificazione di una casa. Una parte di grani d'incenso, una parte di fiori di lavanda, una parte di foglie di menta, 7 grani di pepe, una parte di aghi di pino, olio essenziale di iperico.
Incenso per sconfiggere la paura di non meritare amore. 7 petali di rosa rossa, qualche pezzetto di legno di sandalo, 7 foglie di menta, 7 foglie di basilico, 13 grani di incenso e 13 grani di mirra.


Fonte Il Grande libro delle Piante Magiche, Laura Rangoni
!Nessuna di queste attività, magiche o meno, può influenzare direttamente o indirettamente la volontà di una determinata persona!

mercoledì 12 dicembre 2012

MWL 5#: Alfabeto di strega: L- come LAVANDA

LAVANDA

Altri nomi: spigo, nardo
Famiglia: labiate
Caratteristiche: ha caratteristici fiori di colore che varia dal blu al viola a forma di spiga, con fogliame aghiforme di colore argentato. E’ una delle piante più conosciute e coltivate.
Habitat: cresce sia in riva al mare sia in montagna e predilige i terreni rocciosi.
Fioritura: estate
Parti utilizzate: fiori
Raccolta: in estate e inizio autunno

Curiosità. Un uso molto comune dei fiori di lavanda è appenderla in sacchettini di tela dentro agli armadi o nei cassetti per profumare vestiti e biancheria.
Nel 1700 veniva considerata portentosa nella cura delle malattie nervose.
La leggenda dice che le vipere amino nascondersi sotto le foglie di lavanda e per questo motivo bisogna essere molto prudenti nell’avvicinarsi.
Il suo nome deriva dal latino lavare e dipende dal fatto che i Romani ne usavano moltissima per fare i bagni e profumare l’acqua delle terme.
Si pensa che la lavanda abbia la virtù di restituire la parola a chi l’ha perduta per un trauma.
Nell’antica Roma era sacra alla dea Vesta e le Vestali se ne cingevano il capo in occasione dei riti.
La tradizione popolare dice che se si mettono delle spighe di lavanda nel corredo della sposa, la sua vita sarà felice e rilassata (“lavanda”).
Nell’antico Egitto la lavanda era usata come componente di un unguento che si scioglieva lentamente con il calore del corpo e lo profumava. Similmente la lavanda veniva incorporata anche alle lucerne per profumare i luoghi di culto.
Nel 700 si faceva fiutare l’essenza di lavanda in caso di svenimento.
Nel Medioevo i profumi a basa di lavanda erano molto pregiati e soprattutto in Inghilterra esistevano camere di distillazione nelle dimore dei nobili usate appositamente per trarre l’essenza di lavanda. Questa pare fosse molto amata dalla regina Elisabetta che ne caldeggiò la coltivazione.
Il miele prodotto dalle api che succhiano i fiori di lavanda è molto aromatizzato e ricco di sostanze che servono per curare l’anemia, infatti contengono molto ferro.
I cacciatori delle Alpi sostengono che strofinando i fiori di lavanda sui morsi della vipera il veleno viene neutralizzato. Per questo motivo si portano sempre in tasca alcune spighe quando escono per le battute di caccia.
Nel “Nuovo erbario contenente gli effetti, i nome e le differenze delle erbe che crescono nel territorio tedesco”, pubblicato a Strasburgo nel 1539, si dice che la lavanda debba il suo nome al fatto che solitamente viene usata per lavarsi il corpo e la testa.

Usi magici. La lavanda è una pianta molto potente, usata nei rituali di purificazione, per allontanare negatività, sfortuna e malumore.
Inoltre favorisce la felicità, l’amore, il raggiungimento della pace interiore, tanto che chi si sente agitato o infelice può usare un profumo a base di lavanda per migliorare il tono dell’umore e vedere la vita in modo più sereno e realistico.
Se usata assieme ad altre erbe ne aumenta l’efficacia. Se portata addosso aumenta la forza fisica e la resistenza alla stanchezza.
Se fatta seccare in un mazzo appesa dietro la porta protegge gli abitanti della casa.
-Tintura per l’armonia. Prendete un pugno di capolini di camomilla, un pugno di fiori di lavanda, un pugno di fiori di caprifoglio e metteteli a macerare in 500 ml di alcol puro per 40 giorni. Filtrate accuratamente questa tintura e conservatela in una bottiglia scura. Versatene poche gocce nel diffusore perché è molto potente, e in breve ristabilirà l’armonia in luoghi dove vi sono energie negative dovute ad esempio a liti o discussioni.
E’ molto attiva negli incantesimi di attrazione (successo e fortuna) ma anche nel combattere i legamenti d’amore.

Pozioni.
-Filtro per rilassare. Prendete un cucchiaio di fiori di lavanda e lasciateli in infusione per 5 minuti in una tazza di acqua bollente, poi filtrate. Potete berne 2 tazze al giorno, eventualmente dolcificato con un poco di miele.
-Pozione contro l’irritabilità e il nervosismo. Portate ad ebollizione una tazza di acqua, quindi versatevi un cucchiaio di fiori di lavanda e uno di fiori di gelsomino e lasciateli in infusione per 10 minuti. Quindi filtrate, dolcificate e bevetene 3 tazze al giorno lontano dai pasti.
-Pozione per il mal d’amore. Per ottenere un buon filtro contro la malinconia e il dolore di un amore finito si devono mettere 50 grammi di fiori di lavanda e 20 grammi di cime di abete in un litro di grappa per 40 giorni. Trascorso questo tempo si filtra e si emulsiona il liquore con uno sciroppo ottenuto con mezzo litro di acqua e 300 grammi di zucchero. Una volta miscelato il liquore, lo si deve far riposare un mesetto, poi si può bere nella misura di un bicchierino 2 volte al giorno.

Bagni.
-Bagno purificante dalle negatività. Si mettono a bollire una manciata di fiori di angelica, iperico, lavanda e rosmarino in un litro di acqua, e si lasciano in infusione per 10 minuti, quindi si spegne il fuoco e si lascia raffreddare. Infine si filtra e si unisce il decotto all’acqua del bagno. E’ importante restare a bagno il più possibile, in acqua abbastanza calda, e ripetere il bagno tutti i giorni per una settimana in caso ci si senta minacciati da eventi negativi, invidia eccetera. Se si è tristi e depressi, bisogna fare un bagno caldo e mettere nel’acqua alcune gocce di olio essenziale di lavanda, in questo modo la nostra malinconia si scioglierà nell’acqua e ci lascerà.
-Bagno di purificazione prima dell’iniziazione. Questo bagno di purificazione viene effettuato mettendo nell’acqua 3 cucchiai di sale grosso, 3 gocce di olio essenziale di lavanda, 3 gocce di olio essenziale di rosmarino e un cristallo.

Oli.
-Olio alla lavanda. Questo olio può essere molto utile per ungere le candele in rituali di purificazione. Lasciate a macerare per un mese intero 200 grammi di fiori freschi di lavanda in un litro di olio di oliva. Conservate questo olio in un vaso ermetico ed esponetelo al sole, quindi filtrate e conservate in bottigliette di vetro scuro.
-Olio essenziale di lavanda. L’olio essenziale di lavanda, che si compra comunemente in erboristeria, può essere usato sia nell’acqua del bagno per ottenere un effetto rilassante e tonificante, sia nel calorifero per profumare, purificare e disinfettare l’aria.
-Olio di ringraziamento per la Dea. 2,5 ml di olio essenziale di garofano, 2,5 ml di olio essenziale di gardenia, 2,5 ml di olio essenziale di rosa, 2,5ml di olio essenziale di lavanda.
-Olio per entrare in contatto con gl’esponenti del Piccolo Popolo. 2,5 ml di olio di mandorla, 2,5 ml di olio essenziale di lavanda, 2,5 ml di olio essenziale di geranio.
-Olio per la protezione delle persone. 2,5 ml olio essenziale di basilico, 2,5 ml di olio essenziale di rosmarino, 2,5 ml di olio essenziale di lavanda.

Talismani.
-Sacchetto magico per aumentare la propria energia fisica e psichica. Per aumentare l’energia si può confezionare un sacchetto di stoffa azzurra (seta o cotone, mai sintetica) con, in parti uguali, corteccia di agrifoglio e bacche, fiori di ginestra, lavanda e qualche grano di pepe nero.
-Sacchetto magico per rafforzare e rinsaldare l’amicizia. Prendere un poco di stoffa bianca, seta o cotone (mai sintetica), cucitela ai lati e chiudetela con un nastrino dello stesso colore. All’interno del sacchetto ponete 7 capolini di camomilla, un nastro lilla, tre spighe di lavanda, un pezzetto di quarzo rosa.
-Talismano per la protezione dei bambini. Raccogliere 3 ramoscelli di quercia, 3 di pino e alcune spighe di lavanda, riuniteli con un filo di ferro, poi legateli con un nastro rosso. Sotto al talismano attaccate dei campanelli color argento per chiamare le fate a protezione dei vostri bambini.
-Talismano per propiziare la fortuna. Un ciuffo di artemisia per allontanare gli influssi negativi, un rametto di nocciolo, alcune spighe di lavanda e un rametto di agrifoglio canno legati prima con un poco di filo di ferro, poi con un nastro dorato. Appendete questo talismano nel luogo dove rimanete più ore al giorno.
-Sacchetto magico per trovare un lavoro. Prendere un poco di stoffa gialla o dorata, seta o cotone (mai sintetica), cucitela ai lati e chiudetela con un nastrino dello stesso colore. All’interno del sacchetto ponete petali di rosa, foglie di basilico, 3 spighe di lavanda, 3 monete di rame, un pezzetto di topazio o di pirite.
-Sacchetto per attirare l’amore. Preparate un sacchettino rosso, inserite all’interno dei petali di rosa e lavanda essiccati, una pietra di colore rosso (tipo rubino), una conchiglia e un foglietto con scritta la vostra intenzione. Ad esempio potete scrivere: “La persona che mi è destinata arriva a me”. Portatelo appeso al collo oppure in tasca.

Incensi.
-Incenso di purificazione abituale. Un pizzico di foglie di rosmarino, un pizzico di aghi di pino e uno di fiori di lavanda.
-Incenso per rituali d’amore. 7 grani d’incenso, 7 petali di rosa rossa, 3 pizzichi di fiori di lavanda e 13 gocce di olio essenziale di verbena. Bruciate questo incenso come offerta alla Dea durante rituali che riguardano questioni d’amore.
-Incenso per rituali di purificazione di una persona. Tre pizzichi di aghi di rosmarino, 13 grani d’incenso, 3 pizzichi di lavanda e 7 gocce di olio essenziale di tuia. Bruciate questo incenso come offerta alla Dea per purificare il fisico di una persona dopo una malattia, o il suo spirito.
-Per allontanare problemi e negatività dalla propria casa. 7 grani di mirra, 7 petali di rosa bianca, 7 foglie di basilico, 7 gocce di olio essenziale di lavanda.
-Incenso di primavera (per pulire la casa dopo l’inverno). Una parte di alloro, una parte di benzoino, una parte di lavanda, una parte di cedro, un pizzico di timo.
-Miscela di erbe per rafforzare l’amore. Una parte di grani di incenso, una parte di petali di rosa rossa, una parte di fiori di lavanda, olio essenziale di verbena.
-Incenso per consacrare gli strumenti magici. 20 grammi di legno di sandalo, 20 grammi di grani di incenso, 10 grammi di aghi di abete, 10 grammi di aghi di rosmarino, 10 gocce di olio essenziale di lavanda.
-Incenso per attirare l’amore sensuale. 20 grammi di legno di sandalo, 20 grammi di grani d’incenso, 13 chiodi di garofano, 10 grammi di petali di rosa rossa, 10 grammi di fiori di lavanda, 10 gocce di olio essenziale di verbena.
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Maschile, Mercurio, Aria
Amore, Protezione e purificazione,felicità,pace
Per le sue virtù difensive e purificatrici rientra nella composizione di numerosi incensi.
E’ molto attiva negli incantesimi di attrazione (successo e fortuna) ma anche nel combattere i legamenti d’amore.
La Lavanda è posta sotto l'influenza di Mercurio e al tempo stesso di Giove.
Bruciata propizia il sonno ristoratore.

La lavanda è un arbusto aromatico sempreverde, originario delle regioni mediterranee occidentali, che appartiene alla famiglia delle Labiate.
Conosciuta anche con i nomi di “fior di spigo”, viene talvolta confusa con la “Lavandula Latifoglia”, assai simile, usata come insettifugo per l’aroma canforato della sua essenza.
La lavanda ho un fusto legnoso alto 40-100 cm.
Le foglie, lanceolate o lineari di colore verde-grigio, sono lunghe 2-5 cm e ricoperte da una sottile peluria.
I fiori viola porporini compaiono da metà estate a inizio autunno e sono raccolti in spighe terminali, lunghe da 5 a 15 cm.
I fiori, sia freschi che essiccati, emanano un aroma dolce, fresco e persistente.

La lavanda è rilassante, antispasmodica, è uno stimolante circolatorio e un tonico per il sistema nervoso.
E’ antibatterica, analgesica, carminativa, antisettica, facilita il flusso della bile, favorisce la cicatrizzazione di piaghe e ferite.
Annusare l’olio essenziale o bere una tazzina di infuso aiuta in caso di nausea, singhiozzo e vomito.
Grazie al profumo intenso, ma nello stesso tempo delicato, può essere usata per preparare una carta profumata da lettera o per rivestire cassetti e armadi.
Per preparare un inchiostro profumato, si immergono i fiori in acqua bollente per 30-45 minuti fino a ottenere un liquido concentrato a cui si aggiunge, una volta scolato, l’inchiostro.
Facendo essiccare all’aria i fiori si possono preparare pacchettini antitarme per profumare armadi e cassetti e bruciando gli steli come se fossero bastoncini d’incenso si può eliminare l’odore di fumo e profumare la casa.

I principi attivi sono: olio volatile contenente acetato di finaline, linaiolo, borneolo, eucaliptolo, cineolo, geraniolo, canfora e limonane; flavonoidi, curarine.

Se ne sconsiglia l’assunzione in dosi elevate sempre e soprattutto durante la gravidanza.

I fiori secchi sono squisiti se canditi oppure aggiunti a marmellate o gelati.

Per preparare l’olio alla lavanda occorre mettere una manciata di fiori in ½ litro di olio di semi di sesamo spremuto a freddo e lasciare macerare per un mese, quindi filtrare spremendo i fiori con l’aiuto di una garza.
Per preparare un olio più concentrato, l’ “ oleolito”, bisogna fare macerare per alcuni mesi 75 grammi di fiori freschi in un quarto di olio extravergine di oliva o di mandorle dolci, quindi filtrare e conservare in una bottiglietta al riparo da luce e calore.

Questi olii sono utilissimi per la pulizia della pelle delicata o impura, contro la cellulite, per le punture di insetti, per eliminare pidocchi, per fare massaggi sul petto in caso di disturbi bronchiali, per massaggiare le tempie in caso di emicranie, per rimediare le piccole ustioni e, infine, annusare l’olio può essere molto utile in caso di mancamenti.

mercoledì 5 dicembre 2012

MWL 5#: Alfabeto di strega: I- come Iside

ISIDE

L'archetipo
Iside appartiene alla categoria delle grandi Dee Madri, in quanto Dea di fertilità che insegnò alle donne d'Egitto l'agricoltura.
Tuttavia le sue imprese e i suoi attributi fanno di Lei l'archetipo per eccellenza dell'anima compagna. La sua devozione ad Osiride fu tale che Lei potè salvarlo dalla morte per ben due volte, ricomponendone i pezzi e restituendogli la vita.
Iside rappresenta la ricerca suprema dell'anima gemella, l'uso consapevole del potere femminile dell'amore e del misticismo.


Il mito

Iside, originaria del Delta, è la grande Dea della maternità e della fertilità nella mitologia egizia.
Forte dei suoi molteplici talenti e della sua magnificenza, Iside è altresì rivelatrice della forza di una donna che ama e del potere della sofferenza che tutto trasforma.
Iside dalle braccia alate, prima figlia di Nut, il cielo che tutto abbraccia, e del dio della piccola terra Geb, nacque nelle paludi del Nilo il primo giorno di uno dei primi anni della creazione.
Fin dal principio Iside rivolse un occhio benevolo sul popolo della terra, insegnando alle donne a macinare il grano, a filare il lino, a tessere e ad addomesticare gli uomini a sufficienza per riuscire a vivere con loro. La stessa Dea viveva col proprio fratello Osiride, dio delle acque del Nilo e della vegetazione che spunta dall’inondazione delle sue rive.
Una volta raggiunta l’età adulta, Iside andò in sposa al fratello Osiride. L’armonia che li circondava era tale che tutti ne rimanevano piacevolmente coinvolti. Le loro giornate scorrevano all’insegna del nutrimento del mondo; i poteri di Iside associati a quelli di Osiride facevano sì che il cibo scaturisse a profusione dal ricco suolo egiziano e dal fertile Nilo.
Le loro notti erano scandite dall’estasi dell’amore; non vi era luna o stella che potesse offuscare la loro passione.


Tutti amavano Iside e Osiride – tutti tranne Set, il loro gelosissimo fratello.
Per porre fine al loro dominio idilliaco, Set assassinò Osiride e ne depose il cadavere in una bara, intorno alla quale, col tempo, crebbe un grande albero.
La Dea, travolta dal dolore si tagliò i capelli e si strappò le vesti soffrendo per la perdita subita. Setacciò ogni angolo alla ricerca del suo innamorato e dopo molto vagare giunse in Fenicia, dove la regina Astarte fu presa da pietà per lei senza tuttavia riconoscerla e la prese come nutrice del principe ancora bambino.
Iside curò tanto bene il piccolo da metterlo come fosse stato un ciocco nel focolare del palazzo, dove la madre, terrorizzata, lo trovò fumante. Essa afferrò il piccolo e lo estrasse dalle fiamme, annullando in tal modo la magia che Iside stava effettuando su di lui per dargli l’immortalità. Iside fu chiamata a spiegare il suo comportamento e così venne rivelata l’identità della Dea e raccontata la sua ricerca. Allora Astarte ebbe a sua volta una rivelazione: che il fragrante albero di tamarindo nel giardino conteneva il corpo del perduto Osiride.
Iside riportò finalmente il cadavere in Egitto per sepellirlo ma il malvagio Set non si diede per vinto: animato dalla più feroce crudeltà, tagliò Osiride in quattordici pezzi che sparpagliò attraverso l’Egitto.
Senza perdersi d’animo, Iside si trasformò in uccello e percorse il Nilo in lungo e in largo, raccogliendo ogni frammento di Osiride. Nel collocare ciascun frammento l’uno accanto all’altro, servendosi della cera per unirli, Iside si accorse che mancava il fallo di Osiride; per questo motivo, essa ne plasmò uno nuovo usando l’oro e la cera.
Successivamente, grazie ai suoi poteri magici, Iside fece rivivere Osiride per un breve lasso di tempo. Fu in questa occasione che inventò i riti di imbalsamazione per cui gli egizi sono ancora famosi e li eseguì sul corpo di Osiride, pronunciando delle formule magiche: il dio risorse vivo come lo è il grano dopo le inondazioni primaverili in Egitto. E la magia del loro amore le permettè di concepire un figlio suo.
Quel bambino, il dio Horus con la testa di falco, divenne forte e possente – e la sua forza lo spinse a vendicarsi di Set per l’assassinio di Osiride. Ma Iside, madre di tutte le cose, non gli permettè di distruggerlo fino in fondo.
Su Iside esiste un altro racconto.
Decisa ad avere il potere su tutti gli altri dei, essa forgiò un serpente e lo mandò a mordere Rà, il maggiore degli dei. Ammalatosi e sempre più debole, Ra mandò a chiamare Iside perché applicasse i suoi poteri curativi alla ferita. Ma la Dea dichiarò di non avere il potere di liberarlo dal veleno se non sapeva il nome segreto del dio, il suo nome di potenza , la sua essenza. Ra esitò e tergiversò, ma diventava senpre più debole. Infine in preda alla disperazione fu obbligato a bisbigliare il nome a Iside. Lei lo guarì ma Rà aveva pagato il prezzo per darle un potere eterno su di lui.

l culto
Il culto e la religione di Iside-Osiride fu molto lunga (migliaia di anni) e subì forti variazioni fra la forma antica, 3000 AC e la forma ellenistica con misteri e iniziazioni (500 AC, di cui abbiamo notizie da Plutarco).
Iside fu una delle divinità più famose di tutto il bacino del Mar Mediterraneo. Dall'epoca tolemaica la venerazione per la dea, simbolo di sposa e madre e protettrice dei naviganti, si diffuse nel mondo ellenistico, fino a Roma. Da qui il suo culto, diventato misterico per i legami della dea con il mondo ultraterreno e nonostante all'inizio fosse ostacolato, dilagò in tutto l'impero romano.
Quando era nata in egitto, il nome della Dea era Au Set che significa regina eccellente o semplicemente spirito. Ma i greci colonizzatori alterarono la pronuncia fino a farne il nome familiare Iside, un nome che venne usato per generazioni allorchè il culto della Dea si diffuse dal delta del Nilo alle rive del Reno. Come Ishtar, anche Iside assume le identità di dee minori finchè fu riverita come la Dea universale della cui femminilità totale le altre dee rappresentavano solo dei singoli aspetti.
Essa divenne la signora dai diecimila nomi il cui vero nome era Iside.
Poi crebbe diventando Iside panthea (tutte le dee).
Durante il suo sviluppo nell' impero romano il culto di Iside si contraddistinse per processioni e feste in onore della dea molto festose e ricche. Le sacerdotesse della dea vestivano solitamente in bianco e si adornavano di fiori; a Roma, probabilmente a frutto dell' influenza del culto autoctono di Vesta, dedicavano talvolta la loro castita' alla dea Iside.
Nella forma più antica invece, Osiride era la Luna e Iside la natura, Urikkitu, la Verde. Ma in seguito essa divenne la luna – sorella, madre e sposa del dio della luna.
Era la moglie dolente e tenera sorella, era colei che apportava la cultura e dava la salute.
Era il trono e la quindicina di dee. Era una forma di Hathor oppure questa era una sua forma. Era anche Meri, la dea del mare e Sochit il campo di grano. Ma rimase eternamente per i suoi fervidi seguaci la venerata dea che era essa stessa tutte le cose e che aveva promesso: “vivrete nella grazia, vivrete gloriosi nella mia protezione e quando avrete compiuto tutto il tratto di via che vi è stato assegnato e scenderete nel mondo sotterraneo, anche lì vedrete me, così come mi vedete ora, splendente… e se vi mostrerete obbedienti alla mia divinità, saprete che io sola vi ho permesso di estendere la vostra vita al di là del tempo assegnatovi dal vostro destino”.
Iside che vinse la morte per riportare il suo amato alla vita, può con altrettanta facilità abolire la morte per i suoi seguaci pieni di fede. Solo l’onnipotente iside era colei che poteva proclamare: io vincerò il fato.

Attributi
Iside, La luna, è anche Madre Natura, che è sia buona che cattiva. Tollera tutte le cose, proprio come nel mito non permette a Hor di distruggere fino in fondo il Tifone-Set, in quanto crescita e decadenza sono le componenti inevitabili della natura.
Iside viene mostrata mentre decreta che non potrebbe esserci armonia perpetua, se il bene fosse sempre nell’ascendente. Essa, al contrario, delibera che vi sia sempre un conflitto fra le potenze della crescita e quelle della distruzione.
Iside aveva due aspetti: Natura e Luna. Essa era la madre, la creatrice, la nutrice di tutto, ed era anche la distruttrice.
Il suo nome, Iside, significa antico ed era chiamata anche Maat, che significa Conoscenza o Sapienza.
Iside è Maat, la Sapienza Antica. Ovvero la sapienza delle cose come esse sono e come sono state sempre, la capacità innata, intrinseca di seguire la natura delle cose sia nella loro natura presente sia nel loro inevitabile sviluppo nel rapporto reciproco. E’ la sapienza dell’istinto.
Iside era vergine e madre, spesso rappresentata col bimbo in braccio.
Iside, nel periodo del lutto, era vestita di nero, oppure era essa stessa nera. Come la vergine nera dei santuari europei, che le è così strettamente collegata, essa era una Dea della guarigione.
Di Iside era detto: “dove tu guardi pietosa, l’uomo morto ritorna in vita, il malato è guarito”.
Le statue nere di Iside possiedono anche un altro significato. Plutarco dice che “tra le statue quelle con le corna sono rappresentazioni della sua luna crescente, mentre quelle vestite di nero i modi occulti e nascosti in cui essa segue il Sole – Osiride – e brama di unirsi con lui. In conseguenza a ciò essi invocano la luna per le questioni amorose e Eudosso dice che Iside regna sull’amore.”


Il velo di Iside
Il velo colorato di Iside è simile al velo di Maya di cui parla la filosofia indiana.
Esso rappresenta le molteplici forme della natura nelle quali è rivestito lo spirito.
L’idea è che lo Spirito Creativo si rivestì in forme materiali di grande diversità e che l’intero universo che noi conosciamo fu fatto in questo modo, è cioè la manifestazione, sotto forma materiale, dello spirito del Creatore.
Plutarco disse : Iside è il principio femminile della natura e quello che è in grado di ricevere tutto ciò che è creato; a causa di ciò è stata chiamata “Nutrice “ e “Omni-ricevente” da Platone…
Perciò la veste o velo di Iside è la forma continuamente mutevole della natura, la cui bellezza e tragedia vela ai nostri occhi lo spirito. Questo perpetuo gioco reciproco nel mondo manifesto, che comprende gli oggetti esterni, gli alberi, le colline, e il mare, come pure gli altri esseri umani ed anche noi stessi, i nostri corpi, le nostre reazioni emotive, l’intero dramma del mondo, ci sembra possedere una tale realtà assoluta che non pensiamo a metterla in dubbio. Tuttavia in alcuni momenti di particolare intuizione, indotti forse dal dolore o dalla sofferenza o da una grande gioia, possiamo improvvisamente renderci conto che ciò che costituisce l’ovvia forma del mondo, non è quella vera, quella reale.
E’ detto che l’essere vivente viene afferrato nella rete o velo di Iside, e ciò significa che alla nascita dello spirito, la scintilla divina che è in ognuno, fu incorporata o afferrata nella carne.

Iconografia
Iside è spesso simboleggiata da una vacca, in associazione con Hathor, ed è raffigurata con le corna bovine, tra le quali è racchiuso il sole. Nell'iconografia è rappresentata spesso come un falco o come una donna con ali di uccello e simboleggia il vento. In forma alata è anche dipinta sui sarcofagi nell’atto di prendere l’anima tra le ali per condurla a nuova vita. Solitamente viene raffigurata con una donna vestita, con in testa il simbolo del trono, che tiene in mano un loto, simbolo della fertilità. Frequenti anche le rappresentazioni della dea mentre allatta il figlio Horo. Il suo simbolo è il tiet, chiamato anche nodo isiaco, che si trova utilizzato per assicurare le vesti egiziane. L'esatta origine del simbolo è sconosciuta, ma probabilmente rappresenta la resurrezione e la vita eterna.
 
Simboli
Nei rituali pubblici celebrati in suo onore, nella festa della fertilità, e nel mese di Hathor, novembre, erano portati in processione un fallo, rappresentante Osiride, e un vaso pieno di acqua che lo precedeva. La coppa e il fallo sono gli eterni simboli della generazione che ricorrono sempre. Li troviamo nei riti primitivi – la torcia, che è chiamata l’uomo, e la coppa in cui penetra, che è detta la donna. Il foro nella terra al centro dell’accampamento in cui ogni soldato romano gettava la sua lancia; il calice del santo graal, nel quale era conficcata una lancia che faceva gocciolare eternamente sangue, la sacra fonte battesimale fertilizzata dall’immersione della candela accesa.


Rito di Iside : la trasformazione di Osiride
Come accade da tempo immemore, l’intensa vicenda di Osiride dona forza e speranza alle donne afflitte dalla perdita dell’amato compagno. Essa ci svela in che modo possiamo far scaturire la speranza dall’abbandono – come è avvenuto attraverso la mistica resurrezione di Osiride operata da Iside.
Nell’antico Egitto, il mito di Iside e Osiride veniva proposto ogni anno nell’ambito di un sontuoso rito in segno di lutto. Questa cerimonia costituiva uno dei più importanti riti religiosi, che permetteva a chi ne prendeva parte di sperimentare le dolorose emozioni della dea mentre ricercava spasmodicamente il marito-fratello, che poi avrebbe pianto con strazio immane. Gli astanti percepivano altresì la gioia in seguito alla rinascita di Osiride nelle sembianze del figlio Horus.
Quando non si è manifestato appieno il riconoscimento del dolore, esso fluisce in tutti gli altri aspetti della vita, tingendola di nero. La sofferenza di Iside durante la disperata ricerca di Osiride da un capo all’altro del Nilo è indicativa del cupo viaggio che dobbiamo intraprendere per affrontare il dolore e trasformarlo.
Onde favorire la trasformazione della pena che vi affligge, plasmate un piccolo cuore – il vostro cuore infranto – utilizzando un foglio di allumnio. Mentre scolpite questo talismano, pensate a Iside e alla sua vicenda, ma pensate anche alla vostra vicenda. Fate confluire nella vostra energia tutto il dolore del vostro cuore infranto, con la saggezza che ne deriva.
Riempite quindi una ciotolina a fondo piatto con dell’acqua salata come le lacrime. Al centro della ciotolina, ponete una candela larga e massiccia. Accendete la candela. Dopo che si sarà sciolta una minuscola quantità di cera, intingetela nel vostro talismano a forma di cuore. Immaginate che la cera stia ricomponendo i frammenti del vostro cuore, come ha fatto con il corpo di Osiride. Nel fare ciò, dite:

Lacrime in acqua salata, cera in metallo
Iside, fai cessare le mie lacrime, trasforma il mio dolore.
Guarisci il mio cuore perché possa amare ancora.


A questo punto spegnete la candela.
Ripetete il rito della candela con il vostro talismano per quattordici notti, aggiungendo man mano l’acqua salata che occorre. Trascorso questo periodo, prendete il cuore coperto di cera e seppellitelo vicino ad un albero affinché Iside lo possa trovare e guarire, come ha fatto con Osiride. Infine versatevi sopra la rimanente acqua salata.

lunedì 3 dicembre 2012

La capra di Yule

La capra di Yule

Nella tradizione cristiana, quando si pensa al Natale, si pensa alle renne di Babbo Natale. In altre tradizioni, quando si pensa al Natale si pensa alla “capra di Yule”. Possiamo chiamarlo Julbock (svezia), julebukk (Norvegia), o joulupuuki (Finlandia), per più di mille anni, è stato per molti scandinavi il simbolo di molte celebrazioni invernali.

Nelle antiche celebrazioni, si narra che d’inverno, un uomo vestito di pelli di capra e con indosso una maschera che ritraeva, il norvegese di del tuono “Thor”, tirava il suo carro attraverso il cielo invernale.
Durante un gioco chiamato “Juleoffer”, l’uomo-capra, morì e tornò in vita, proprio come il sole d’inverno fa a Yule.

Egli da doni come giocattoli e caramelle ai bambini mentre agli adulti dona loro le cose di cui hanno bisogno per affrontare il freddo inverno.

Si dice anche che , il carro del dio “Thor” era trainato da due capre, un giorno egli uccise le sue capre durante la festa pagana di Yule dandole in offerta agli dei. Ma la mattina doopo, si senti in colpa per averle uccise e le fece risorgere utilizzando il suo mantello.

Potrebbe essere carino per da un tocco in più al vostro spirito festivo, costruire un julbock di paglia.
Questa tradizione risale a centinaia di anni fa, quando le famiglie, conservavano fascio di steli di grano fino a Natale, e poi li utilizzavano per creare la capra, legata con nastri rossi. Ancora oggi i negozi scandinavi li vendono, e oggi son considerati come simboli di protezione, di pace e di forza.

Contest Sentiero Wicca: La ruota di Yule



CONTEST DI DICEMBRE: "LA RUOTA DI YULE"

Cari Sentieranti, la Ruota continua a girare e stiamo entrando nell'atmosfera di Yule.

Nessuno di noi è escluso dai molteplici preparativi di questo periodo:
addobbi all'interno e all'esterno della casa, la preparazione di piatti tradizionali,
e anche il cambiamento dei colori e della disposizione dei nostri altari,
il tutto unito da un clima di gioia, serenità e attesa di festeggiare!


Come ogni mese, lo staff di Sentiero vi invita a partecipare al nostro contest:
questa volta abbiamo ideato un contest fotografico che racchiude ben tre categorie!


Le possibilità di scelta sono:
- Albero di Yule
- Dolce di Yule
- Altare di Yule


Per ognuna di queste categorie verrà proclamato un solo vincitore!
Non è consentito iscriversi a più di una categoria!


Avete tempo per iscrivervi fino al 15 Dicembre, seguendo lo schema del regolamento:

per iscrivervi cliccate QUI




domenica 25 novembre 2012

MWL 5#: Alfabeto di strega: H- come HAGAL (runa)

HAGAL  
 
Hagal: Grandine, bufera, rottura. Questa runa può essere interpretata come un monito che opera nel nostro subconscio per avvertirci che è ora di produrre un cambiamento amaro ma necessario. Un cambiamento da una storia passata, problemi non risolti e lezioni mai imparate. Hagal ci insegna che è ora di affrontare i problemi e riconoscerli in modo da non trovarsi impreparati davanti agli eventi improvvisi e ritrovare la forza di proseguire il cammino.
 
HAGALAZ (grandine)
Questa runa ha tre diverse espressioni, poiché la sua valenza è così polivalente che abbraccia una serie di significati che vanno dal mondo fisico al mondo spirituale. Rappresenta la grandine, ovvero la potenza della natura, la furia devastatrice che scuote la natura stessa con tanta violenza da sentire essa stessa unica e indissolubile e noncurante delle piccole cose dell’animo umano. La grandine ha una valenza da prima di distruzione, poi di entropia del caos e infine di morte infinita e desolatrice. Se analizziamo i simboli che racchiudono questi tre significati possiamo renderci conto che questa runa ha una particolarità, quella di essere composta da altre rune.
Nella prima forma a) la runa appare nella sua nudità, ovvero nella espressione pura, quella che sicuramente in maniera più antica era raffigurata. Rappresenta la forza primordiale della natura, lo scroscio delle tempeste che sbattevano le campagne e le capanne dei druidi. In questa espressione il significato divinatorio sicuramente porta a pensare ai tormenti dell’anima, alle violente tempeste che si possono creare nella vita dell’uomo, ai dubbi, alle visioni pessimiste del futuro,nel vedere il proprio lavoro essere distrutto, per poi non lasciare più nulla. Questa runa quindi ci mette in guardia, ci pone di fronte ad una scelta, quella di poter guardare imperversare la tempesta oppure di correre al riparo e di mettere al riparo il nostro lavoro o il nostro animo da cose che non si sa se essere nocive o positive.
Nella seconda forma b)Hagal si comincia a notare una sovrapposizione di più rune, mantiene la forma originale di verso, ma all’interno vediamo che appare il Nauthiz, la runa dell’equilibrio, ripetuta due volte e speculare. Infatti possiamo intuire che durante la grandine molte delle vecchie appendici, come i famosi rami secchi, cadono spinti dai forti venti, oppure le piante malate o deboli periscono mondando da questi fardelli le piante sane e in via di sviluppo, in modo da poter aver spazio per rigenerarsi e approfittare di sentirsi più libere di crescere. Il Nauthiz, rappresentando l’equilibrio, viene posto di fronte al suo uguale e contrario; equilibrio e disequilibri si pongono l’uno di fronte all’latro e si equivalgono in potenza creando la materia e l’antimateria allo stesso tempo, formando e distruggendo allo stesso tempo. Così questa runa nel divino linguaggio simboleggia la possibilità di togliersi vecchi fardelli da dosso e poter aspirare ad avere una nuova visione della vita, ma ancora scossi dai dubbi del passato. Spesso, e questo lo dico per esperienza personale, non è facile tagliare i rami secchi e questa runa provoca molto dolore alla persona o alla comunità che può dopotutto convincersi ad avere ancora bisogno di quella persona o di quel difetto che risulta essere una realtà che ci blocca e che non ci lascia crescere. E’ la furia della tempesta che fa sentire la sua potenza nel mondare la terra di ciò che non ha bisogno e quindi spiana la strada alla desolazione che precede la vita, facendo in modo di curarsi dalle malattie dell’anima.
La forma c) è la tesi finale del percorso di questa runa. E’ la quiete dopo la tempesta. La sua forma è l’insieme di due rune il Gebo, che abbiamo già trattato e l’Isa, la runa del gelo, il ghiaccio. E’ tutto ciò che è dono negato, ovvero la morte, l’assenza di movimento e di nascita, è la natura che ferma cerca di riprendersi dalla sfuriata, è la terra che prima di essere smossa dal seme è inerme e tacita. E’ la contemplazione stessa della solitudine che spesso si sente dopo aver perso un amico, è la mancanza dopo che ci è morto qualcuno di caro. E’ il substrato migliore per ricominciare da capo. E’ la morte per poi rinascere.
Questa sicuramente è la runa più complicata e dura di questo strumento di comunicazione che gli dei ci hanno affidato. Mette a dura prova la resistenza della fragile psiche umana e della possibilità di reggere ad avvenimenti che sconvolgono la vita di ognuno di noi. Ma lo sappiamo tutti, iniziati e non, che senza aver sconfitto i demoni del passato non possiamo affrontare fiduciosi il futuro, e senza aver prima tolto i rami secchi non si può pensare di crescere tendendo le nostre braccia verso il cielo, come già da miliardi d’anni ci insegnano gli alberi.  

MWL 5#: Alfabeto di strega: G- come GIORNO PAGANO DELLA MEMORIA

GIORNO PAGANO DELLA MEMORIA (24 FEBBRAIO)

Il Giorno Pagano della Memoria, cade il 24 Febbraio, giorno in cui l'imperatore cirstiano, Teodosio nel 319, emanò un editto in cui condannava le pratiche pagane.

A quel tempo il cristianesimo era diventato religione di stato da ben 11 anni, e l'imperatore dovette promulgare leggi per fermare le pratiche pagane.
In questa data veniva spento il fuoco Sacro di Vesta, che briciava perennemente a Roma, e ogni anno veniva rinnovato con un rito solenne.

L'idea di celebrare questa giornata nasce dalla Federazione Pagana
Giorno dedicato al ricordo delle radici antiche di tutti i gruppi che si professano pagani, con particolare attenzione al momento in cui è avvenuta l’interruzione, o il tentativo di interruzione, del collegamento tra queste e il mondo moderno. In questa giornata ricordiamo per non dimenticare le avversità che i "pagani" cui noi ci richiamiamo hanno dovuto affrontare per mantenere vivo il proprio sentimento religioso (il loro "fuoco"), ne celebriamo gli sforzi e rendiamo loro omaggio. Non ci limitiamo però al rimpianto: questa giornata deve essere un punto di partenza per una ricostruzione del paganesimo, ricostruzione che non dev’essere semplice ripresa acritica, ma deve partire dalla comprensione dell’essenza del paganesimo antico, dall’analisi dei valori propugnati da esso e dalla scelta di quanto riteniamo applicabile nel mondo moderno.

si è deciso di fissare tale Giorno Pagano della Memoria al 24 febbraio. In questo giorno infatti, nel 391 e.v. (era vulgare, cioè d.C. secondo la dicitura comune) l’imperatore orientale Teodosio promulgò una delle tante leggi da lui emanate contro il paganesimo. A quell’epoca, il cristianesimo era già divenuto religione di stato da 11 anni, ma l’imperatore dovette continuare a promulgare leggi per fermare le pratiche pagane. In questa data avviene un evento particolare, piuttosto importante: si stima che questo giorno venisse spento il fuoco sacro di Vesta, che bruciava a Roma ininterrottamente dalla sua fondazione e che ogni anno veniva rinnovato con un rito solenne.

Il fuoco è ritenuto sacro da tutte le religioni "pagane" e quella romana non faceva eccezione; lo spegnimento del fuoco di Vesta in maniera così violenta (in passato altri culti si erano estinti per mancanza di praticanti, ma si era trattato sempre di un passaggio "indolore" e nuovi culti si erano sostituiti ai vecchi senza negarli né disprezzarli) segna l’inizio di un processo di conversione più o meno forzata dell’Europa, in cui lo spegnimento dei fuochi sacri, o l’abbattimento degli alberi sacri o delle pietre, o il rogo dei templi e delle statue, sono l’aspetto più evidente della repressione violenta di tali religioni antiche. Questo accade in tutta Europa per circa un millennio, fino allo spegnimento del fuoco di Perkunas nel tempio di Vilnius, nel 1386, con la conversione della Lituania, ultimo paese pagano in Europa.

Per questo motivo, tra le tante proposte, che comprendevano il 28 febbraio, data dell’editto di Teodosio che rende il cristianesimo la religione di stato, e il giorno del martirio di Ipazia, è stato scelto il 24 febbraio, che marca l’inizio del processo di "cancellazione" (non sempre riuscito) del paganesimo. Naturalmente, ogni gruppo pagano in Europa potrebbe scegliere un proprio giorno della memoria in base alla storia del proprio paese o della specifica religione, ma un giorno unico per tutta l’Europa è importante anche nell’ottica di far sentire più forte le voci pagane.

fonte: www.giornopaganomemoria.it

MWL 5#: Alfabeto di strega: F- come FREYA

Freya
Benedetta sia la dea dell’Aurora scintillante
Freyja, la Bellissima,
La piu Appassionata delle Regine.
Insegnimi i misteri dell’autentica passione del cuore.
Mostrami i segreti del wyrd.
Cammina con me nella luce delle stelle.
Io accendo questa candela
in una ardente offerta a Te,
Freya, dea del fuoco etereo.


Freya è probabilmente la più nota e più amata delle dee nordiche oggi. Il suo nome significa semplicemente "la Signora" e una volta era un titolo piuttosto che il suo nome originale. Freya è la donna selvaggia fra le divinità del nord.

Il giorno Venerdì in inglese (Friday) prende il nome da lei.

Figlia di Njordhr e Skadhi, (massima divinità dei Vani e signore dei naviganti), sorella di Freyr e sposa di Od.
Famosa per la sua bellezza, è la dea dell'amore soprattutto sessuale,della fertilità. È considerata un dea oltre che di amore, di profezia e di magia. Ha l'aspetto di una guerriera, è dunque anche una dea di guerra, infatti le spettano la metà dei caduti in battaglia, che ella riceve nel suo palazzo chiamato "Sessruminr" (Ricco di Seggi).

Freya vive nel bel palazzo Folkvang (" campo della gente "), un posto in cui le canzoni di amore vengono cantate.

Del suo abbigliamento è famosa Brisingamfn "Collana dei Brisinghi", forgiata dai nani della stirpe brisinga - il mito viene raccontano più sotto in dettaglio - I nani le regalarono anche Hildsuin "Cinghiale da Battaglia" dotato di setole d'oro.

Freya fu in eterno conflitto con Hundia, una vecchia megera che dimorava con gli Asi, e che spinta dalla gelosia nei confronti della bellissima dea, raccontava in giro i particolari della vita sessuale di quest'ultima. Era ancge avversata dai giganti che in alcune storie la rapiscono.

Freya è anche la musa ispiratrice della Mausong un genere di poesia a tema amoroso vietata dalla legge nordica.

Freya si festeggia il 27 Dicembre e il 10 gennaio e il mese di marzo

Aspetto di Freya

Freya è una delle più alte divinità di Asgard, una figura di potere e rispetto anche fra le Walkirie e gli Aesir. Come Dea dell’amore e della fertilità, ella assume una forma che verrebbe considerata bella nella maggior parte del mondo - occhi blu-chiaro, capelli dorati lunghi che cadono oltre la vita e una carnagione perfetta che metterebbe Venere stessa in ombra. Il suo costume può anche essere considerato insolito, consistendo di un vestito di un pezzo stretto, che cade eppena sopra le anche, come pure una coppia di manicotti stacati dal vestito e stivali che salgono fino alle sue ginocchia. Tutto il suo abbigliamento è dello stesso tessuto di verde foresta, ricamato in oro.
Sulla sua testa sta una mitra verde e bianca, lunga un pò sui lati, con una larga striscia verde e due strisce bianche intorno ai lati. Un bordo in oro inoltre copre questa mitra.
Possiede anche un mantello di piume di falco che le permette di volare fra i mondi.



Carattere di Freya
Come uno dei capi principali dell’Aesir, Freya ha la forza della volontà di un comandante - e l'autostima e un senso della propria identità in grado di sostenere il suo volere. Di mente veloce e intelligente, Freya possiede un alto grado di ostinazione e una sicurezza del suo potere e della sua autorità che può sull'occasione condurla ignorare i suggerimenti e la saggezza degli esseri inferiori (siano essi dei o mortali). Freya ad è molto dedicata all’Asgard e all’Aesir e a Odino in particolare, ed è a disposta a combattere fino alla morte e a distruggere chiunque abbia minacciato la sua casa e la sua famiglia. Ciò la rende molto spietata verso il nemico - e verso chiunque ella veda come una minaccia.

Dinamica, impulsiva, altamente estroversa. Appassionata una volta risvegiata sia in amore che per una giusta causa. Aggressiva. Sempre nell’azione e sulla via. Esigenza di una causa e di sfide in cui lanciarsi. Si annoia facilmente. Molto immaginativo ma a volte poco centrata, impaziente ma coraggiosa.

La sua storia

Tradizionalmente, Freya era la figlia del dio Njord di Vanir e ha vissuto fra i Vanir nello Joutenheim per la prima parte della sua vita. Tuttavia, tutto il questo cambiò con linizio della prima guerra fra Aesir e Vanir.
Njord lasciò i Vanir dopo la guerra e andò ad Asgard per offrire i suoi bambini, Freya e Frey, come ostaggi agli Aesir in modo che la guerra non venisse continuata.

Odin fu d’accordo e Njord, Freya e Frey vennero transformati in in Aesir. Freya ha insegnato gli dei molto di quello che sanno su rimedi, pozioni e rune - quelle parti di conoscenza che Odin non aveva avuto quando aveva perso uno dei suoi occhi e si era appeso dal Yggdrasil.
Col tempo Freya è entrata nel ruolo di dea di potere e ha indossato il manto di dea della vita e della morte. Esercita un potere pari a quello di Odino stesso e come tributo prende la metà di tutti i guerrieri che muoiono nella battaglia, mentre gli altri vanno con Odin al Valhalla. Ma sia Freya che Odino sono dedicati alla conservazione del mondo e quando il momento verrà, combatteranno insieme. È Freya che dirige le Valkyrie nella loro missione di raccogliere le anime dei guerrieri morti.

Il suo sposo era Od secondo alcune versioni, Odino per altre (in tal caso Freya viene a sovrapporsi con la dea Friggs moglie di Odino). Un mito racconte che, non trovando più il suo sposo Od, pianse a lungo lacrime di ambra.
Non c’è molto di scritto su Od. Alcuni storici sostengono che Od è un semplicemente altro nome per Odino. La confusione qui sembra ancora girare intorno se Frig e Freya sono la stesso dea. Possiamo supporre che i miti ci abbiano detto che Odino abbia avuto il suoi mondo e sua moglie da cui tornare e Freya ha avuto i suoi impegni con i Vanir. Freya Cerca Od disperatamente, pur sapendo che non può trovarlo perché è diventato Odino e piange le sue lacrime di ambra.
Od, identificato solitamente come Odino, può essere un'introduzione un po'successiva per questioni morali, sarebbe cioé stato introdotto per sostituire il suo consorte originale che sarebbe stato il suo fratello Frey.

Freya a volte è vista come dea di fertilità, ma non ci sono fonti che suggeriscono che sia stata invitata portare la produttività ai campi
Piuttosto, è una dea di ricchezze, le cui lacrime sono oro e le cui figlie sono oggetti preziosi.

Animali totemici

Il falco, i gatti (Freya ha due gatti alati che tirano il suo carro Betulla; si dice che dopo sette anni i gatti venissero liberati e trasformati in streghe), le farfalle, gli uccelli, particolarmente falchi, anche il cuculo Alcuni dicono anche i cavalli (per alcuni neri, cioé diabolici, il che rientra nella demonizzazione di Freya avvenuta colcristianesimo)).
L'albero che è sacro a Freyja è il sambuco. La Rosa sarebbe il suo fiore. Il suo metallo favorito è naturalmente l’oro. La sua pietra è l’ambra.

Freyja ed il Brisingamen

Come Freyja ha ricevuto il Brisingamen nei miti è una storia piuttosto interessante ed unica. Da fonti diverse si trova che Freyja ha volato una notte al regno dei nani. Quattro nani, Alfrigg, Berling, Grerr e Dvalin avevano fatto una collan bellissima. Era la più bella collana che Freyja avesse mai visto e la volle più di ogni altra cosa mai voluta prima di allora. (questa collana d’oro è detta da qualcuno rappresentare la pienezza del suo potere) Freyja ha cominciato a contrattare con i quattro nani che desideravano soltanto una cosa, che ciascuno la avesse per una notte. Per l'unica volta nella sua esistenza Freya si è presentata ai desideri altrui (di solito si occupava esclusivamente dei propri).

Ora ci sono due versioni di che cosa accade dopo questo. Uno è che Loki ruba la collana e dice a Odino a che cosa ha fatto e Odino monta su tutte le furie ed il prezzo affinchè lei lo ottenga indietro è che gli esseri umani facciano la guerra fra di loro. Questo è probabilmente un'aggiunta cristiana più tarda. L'altro è quella in cui Od sparisce per un giorno e lei lo cerca e versa le lacrime di ambra dappertutto mentre lo cerca.

fonte: Il cerchio della Luna

venerdì 23 novembre 2012

MWL 5#: Alfabeto di strega: E- come EMATITE

Ematite

Il nome ematite deriva dalla parola Greca sangue, dato che tagliandola la pietra tende a colorarsi di rosso. Appartiene alla classe degli ossidi. Il colore è un grigio acciaio iridato, con vene colorate e lo si può trovare anche di colore rosso o bruno nelle varietà fibrose e terrose Si trova principalmente in Brasile, USA e un po’ in tutta Europa.

L'ematite è un minerale del ferro (un ossido) presente in natura abbastanza frequentemente. Il nome deriva dal colore rosso, che ricorda quello del sangue, assunto a volte dal minerale, in particolare dalla polvere.

EFFETTI SUL CORPO FISICO:
E’ un potente purificatore ed aiuta a disintossicare il corpo. Stimola la ricostituzione del sangue (in particolare la produzione di globuli rossi e, di conseguenza, aumenta l'apporto di ossigeno ai tessuti) e delle cellule, attiva il cuore e la circolazione sanguina. Facilita l'asimilaione di ferro da parte dell'intestino tenue.
Fortifica i polmoni, il fegato, i reni. Aiuta il processo di rigenerazione dei tessuti nelle malattie e per le ferite. E' molto efficace contro le varici, l’embolia, ed i problemi circolatori. Aiuta a riassorbire meglio gli ematomi ed a calmare le emorragie. Favorisce la guarigione completa delle ferite (aperte) e stimola il corpo (è popolare fra gli atleti e gli sportivi perché infonda energia di base).
Applicata con un cerotto alla base della colonna, dà sollievo in caso di emorroidi.
Facilità il sonno profondo ed aiuta a addormentarsi più facilmente.

EFFETTI SULL'EMOTIVITA' PSICHICA:
L’Ematite stimola la volontà, il coraggio e l'attività in generale. Incita a ricominciare ed a ripartire da zero, a sviluppare la spontaneità, la forza di decisione e il coraggio necessario per vivere. Trasforma le energie negative in positive e stimola il proprio centro energetico. Raccomandata quando una persona necessita di trovare il coraggio necessario per affrontare una situazione che gli risulta difficile da superare.

EFFETTI SULL'ATTIVITA' MENTALE:
L'energia dell'Ematite stimola la concretezza nel prendersi cura dei propri bisogni fondamentali e, quando occorre, aiuta a essere combattivi e grintosi per soddisfare tali bisogni.

EFFETTI SULLA SPIRITUALITA':
Stimola il miglioramento delle proprie condizioni eistenziali, conferisce volontà di vivere e spontaneità.
 USI IN CAMPO ESOTERICO:
Si tratta di una pietra in grado di trasformare le energie negative in positive e di stimolare il proprio centro energetico. Pare non sia una pietra adatta a tutti data la sua forte azione energetica. Non è quindi consigliata a persone nervose o iperattive. L’Ematite rafforza il coraggio e la volontà di agire, incitando a ricominciare da zero, a sviluppare la spontaneità e la forza di decisione necessarie per poter andare avanti nella vita. Si può usare in rito dove una persona deve trovare il coraggio necessario per affrontare una situazione difficile da superare. L'energia dell'Ematite porta concretezza nel prendersi cura dei propri doveri e aiuta ad essere combattivi e grintosi per soddisfarli. Aumenta inoltre la resistenza allo stress ed incrementa l’ottimismo.
Sullo spirito dona serenità verso la vita e voglia di vivere. In più è in grado di rivitalizzare coloro che si sentono vuoti o affaticati. Inoltre migliora l’andamento delle nostre condizioni esistenziali.
Sul corpo è un ottimo disintossicatore. Stimola la produzione di globuli rossi e quindi aumenta l’ossigeno che viene portato ai tessuti. Efficace contro i problemi circolatori, l’embolia e le varici. Facilita il sonno profondo ed è dunque consigliata in caso di insonnia. Inoltre fortifica il fegato e i polmoni.

COME PURIFICARLA: Si può bagnarlo con acqua corrente, ma in questo caso è necessario asciugarlo subito. Se no può essere tenuto sotto il sale grosso per qualche ora o esposta tranquillamente al sole.

SEGNI ZODIACALI: Ariete e scorpione.

CHAKRA: 1° Chakra (Muladhara).


MWL 5#: Alfabeto di strega: D- come DIVINAZIONE

DAGAZ
 
Giorno nella sua compiutezza, trasformazione.Conclude il ciclo iniziatico e il ciclo della generazione. Meditazione, specchio magico, presagio, strega, fantasma. Eredità, denaro. A rovescio : Ritardo e frustrazioni. Persona immobile sulle sue posizioni, meschina e chiusa.
Con rune positive indica successo possibile anche se non in questo momento. Siate pazienti. Non aspettatevi nessun aiuto finanziario, ne' da familiari ne' da banche. La legge in questo momento non puo' aiutarvi, ma controllate bene tutto, forse un cavillo potrebbe tornarvi utile in seguito
.

MWL 5#: Alfabeto di strega: C- come CALDERONE.

CALDERONE



  • STORIA

    Il nome del "Calderone" arriva dal latino Càlidus mediante la forma Caliderònem che significa "Grande Caldaia". In inglese è noto come cauldron, in francese chaudron e in spagnolo calderòn.
    La tradizione del Calderone è celtica e lo lega al mito di Cerridwen, la dea-scrofa bianca, patrona della magia. Secondo la mitologia che lo riguarda, il calderone è simbolo di meta magica o spirituale. Questo soprattutto per il treppiede su cui dovrebbe essere appoggiato. La tradizione sostiene infatti che i piedi siano tre proprio perché rappresentino i tre doni dell'awen: ispirazione divina, saggezza e magia. La leggenda che lo tocca, di stampo iniziatico, narrata nel Mabinogion da Lady Charlotte Guest e tradotta dal Libro Rosso di Hergest, una miscellanea di varie composizioni poetiche gallesi, sostiene che Cerridwen, la quale viveva su un'isola al centro del lago Tegid insieme a suo marito Tegid Voel, avesse due figli opposti l'uno all'altro: Creidwy, una fanciulla bellissima e splendente e il povero Afagddu, che, al contrario, era bruttissimo e oscuro (il suo stesso nome dovrebbe significare Eterna Oscurità). Come ogni buona madre decise di rimediare alla disgrazia di aver avuto un figlio così brutto preparando una pozione che gli avrebbe donato (quanto meno) tutti e tre i doni dell'awen, per l'appunto saggezza, ispirazione e magia, compensando almeno in parte il povero Afagddu del torto subito dal destino.
    Raccolto il necessario e seguendo una ricetta contenuta nel libro del mago Virgilio da Toledo, mise a cuocere le erbe magiche nel suo calderone a bagno nell'acqua di fonte per un anno e un giorno (questo era il tempo necessario), aggiungendo erbe di stagione non appena giungeva il momento. A mescolare il potente intruglio mise un ragazzo di nome Gwion Bach (Piccolo Innocente), figlio di Gwreang, che viveva nei pressi di Caereinion raccomandandogli di non berne nemmeno una goccia.
    Naturalmente la dea si assentò proprio quando la pozione era giunta ad adeguata macerazione, e tre gocce, bollendo, schizzarono sul pollice del ragazzo che, istintivamente, le mise in bocca.
    Appena le sue labbra ebbero toccato le gocce, Gwion assorbì automaticamente i doni destinati a Afagddu, e fu colmato immediatamente da una grandissima conoscenza e saggezza, capendo così di essere in grave pericolo perché Cerridwen aveva meditato di ucciderlo non appena la pozione fosse stata pronta.
    In un'altra versione meno "maschile" vediamo come Gwion rappresentasse l'iniziato e Cerridwen impose la presenza al calderone di nove donne che lo sorvegliassero durante il suo lavoro. Una notte la dea e le donne si appisolarono e Gwion ne approfittò per rovesciare il calderone e intingere le dita nel liquido versato, bevendone alcune gocce. Cerridwen, svegliata dal rumore si infuriò in modo terribile, poiché quel semplice gesto aveva in pratica privato a suo figlio il riscatto da lei preparato e il giovane si diede alla fuga inseguito da Cerridwen come una strega urlante. Gwion, grazie ai poteri acquisiti si trasformò in una lepre. La dea, per dargli la caccia divenne un levriero. Gwion Bach divenne così un pesce gettandosi in un fiume, e lei si trasformò in una lontra. Il ragazzo si nascose sotto le sembianze di un passero e lei divenne un rapace. Infine si tramutò in un chicco di grano e si nascose in mezzo ad un mucchio di semi, credendo così di passarla liscia. La Dea, però, si trasformò in una gallina nera e, dopo averlo trovato, lo divorò.
    Quando tornò alle sue sembianze, Cerridwen si scoprì gravida, e al momento di partorire vide che il volto del suo nuovo figlio era quello di Gwion. Affascinata dalla bellezza del bambino non ebbe il cuore di ucciderlo, così lo lasciò a galleggiare su un fiume in una sacca di cuoio; il fagotto andò alla deriva fino a quando rimase impigliato in una diga dove venne trovato accidentalmente da un principe di nome Elphin, figlio di Gwyddno e nipote del re del Galles del nord, che decise di chiamarlo Taliesin, che significa "Fronte leggiadra/lucente" ma anche "Valore inestimabile/puro".
    Più tardi Taliesin divenne il bardo più grande della storia della Gran Bretagna, nonché il druido più saggio che mai aveva camminato sulla terra, in quanto possedeva i doni dell'awen dentro di sé. Il suo nome acquisì così un'importanza maggiore, quando venne nominato Merlino di Bretagna. Come ci fa notare Luciana Percovich nel suo "Oscure Madri Splendenti", Cerridwen torna nella vita del druido sotto forma di Morgana per ricordargli dei suoi limiti.
    Ma c'è un'altra storia della mitologia gallese e irlandese che riporta il calderone. Nel secondo ramo del Mabinogi, quello dedicato ai figli di Llyr, vediamo come sull'Isola del Potenti, dove all'epoca regnava Bran il Benedetto giunge Matholuc, il re d'Irlanda, per chiedere in sposa la sorella del re, Branwen. La giovane rimane subito affascinata e, nonostante il dubbio della famiglia reale di mandarla in sposa ad un re straniero su un'altra isola, alla fine Bran accetta e i festeggiamenti si prolungano. Purtroppo il costume prevedeva che tutti i fratelli della casta reale avessero diritto di essere coinvolti nella decisione e, per combinazione, Evnyssien, fratellastro del re giunto come sventura dal giacere della regina Penardim, sposa di Llyr con il malvagio Euroswydd, che l'ebbe con inganno, non venne coinvolto. Egli detestava e odiava tutti ed era gemello di Nyssien. Il suo nome infatti significa "Diverso da Nyssien". Quando Evnyssien scoprì il fatto compiuto, ancora una volta, senza che fosse stato coinvolto trucidò un guardiano di cavalli del Re d'Irlanda Matholuc e mutilò e seviziò con crudeltà gli stalloni tagliando loro orecchie, code, palpebre e labbra. Questo evento scatenò l'ira del popolo e Matholuc annullò il matrimonio. La testa di Evnyssien, l'unica cosa che poteva saziare la rabbia del popolo, per costume dell'Isola non poteva essere offerta e per amore di Branwen, Bran il Benedetto dovette offrire enormi ricchezze per ripagare il torto e tra esse anche un calderone magico che, secondo la leggenda, era stato portato sulle coste dell'Isola del Potenti da creature non totalmente umane fuggite dall'Irlanda. Il potere del calderone era quello di riportare in vita i morti se i cadaveri fossero stati messi a cuocere al suo interno. Ciò che tornava però non era più un uomo, ma un demone incarnato che avrebbe combattuto con una furia terribile contro i nemici e si sarebbe poi scagliato sui loro stessi creatori una volta che nessun avversario era più in vita.
    Sposa e sposo ripartirono per l'Irlanda e i druidi irlandesi tennero a bada le voci di ciò che era successo perché temevano che il popolo chiedesse una guerra. Pe tre anni Branwen visse come una regina ed ebbe un figlio. Ma la voce prestò cominciò ad affiorare e il re, timoroso di una rivolta, ascoltò il popolo che voleva la sua testa e la bandì a vivere come una sguattera, facendo crescere il figlio Gwern lontano da lei. Dopo tre anni di prigionia, con un incantesimo imparato dalla stessa Rhiannon, Branwen istruì uno stornello a volare verso l'Isola e avvisare i fratelli, per la gioia di Evnyssien che adorava l'idea di vendicarsi, i quali immediatamente si misero in marcia per l'Irlanda per liberare la sorella. Matholuc, vedendoli arrivare, chiese a Branwen cosa potesse calmare le ire del fratello e questa le disse: costruiscigli una casa. Bran accettò e venne istituito un banchetto. Evnyssien, vedendo però i suoi propositi vendetta andare in fumo, durante il banchetto prese il bambino di Matholuc e Branwen e lo uccise gettandolo tra le fiamme e scatenando una battaglia terribile durante il quale il Re d'Irlanda usò il calderone riportando in vita i morti e gettandoli nella mischia.
    In ultimo fu Evnyssien a risolvere le sorti della battaglia; in un lampo di altruismo, dopo aver visto il fratello Nyssien massacrato per salvare la sua vita, si fece gettare nel calderone ancora vivo usando uno stratagemma e questo lo fece esplodere. La distruzione dell'esplosione portò morte ovunque in Irlanda.
    Secondo quanto racconta il Mabinogi, nella versione romanzata di Evangeline Walton: "Era venuto e se n'era andato, quell'essere dall'anima cupa e malata di cui i druidi avevano previsto la mala ventura. Aveva mandato in frantumi il mondo, così come aveva mandato in frantumi il Calderone la cui forma simboleggiava il mondo; e la sua stessa carica di odio, dissolvendosi negli elementi più rapidamente del suo corpo disintegrato, aveva contribuito forse ad avvelenare quei vapori. Ma a nessuno è dato sapere con quali ignote forze la sua essenza si mescolasse e quali poteri si annidassero realmente in quel Calderone di provenienza ultraterrena: il Calderone datore di vita che, sacrilegamente rimosso dal suo posto, era stato trasportato attraverso il Passo della Bocca del Cane e si era trasformato nel simulacro pervertito e avvelenato di se stesso".
    Il Mabinogi parla di questo Calderone come "il Calderone della Rinascita", che quelle due creature ultraterrane portarono via dal Mondo degli Abissi per permettere al genere umano di essere per sempre libero dagli dei, libero di formare da sé il proprio destino. Il Calderone qui prende l'aspetto del luogo dove gli dei creano le anime degli uomini che mandano sulla terra. E' quindi l'espressione più forte e simbolica del ventre divino dove la vita, prima della vita, ha inizio. Ma è uno strumento di forza e benedizione e vita solo nelle mani sagge degli dei. Una volta portato sulla terra diventa quindi un "simulacro pervertito e avvelenato di se stesso". Questo perché solo gli dei hanno il reale potere di creare la vita. Ciò che è morto è morto e ciò che vivo è vivo, ci insegna questa leggenda. Noi possiamo rimettere i pezzi di un cadavere tutti vicini e rianimarli, come facevano loro col calderone, ma quel corpo non sarà mai più un uomo dopo che è morto. Questo stesso principio è quello che ha poi portato alla figura del vampiro, che secondo alcune visioni è un demone incarnato nel corpo di un cadavere che per rimanere incorrotto, si nutre della vita, distruggendola. Nelle mani degli dei quindi, questo strumento diviene la massima rappresentazione della triade rinascita, spiritualità e abbondanza. Secondo la tradizione... chiunque beva dal calderone di Cerridwen, così come Gwion Bach, riceverà, invocandone il potere, saggezza, ispirazione sacra e magia. Al suo interno sono racchiusi tutti e cinque gli elementi: il fuoco che lo cuoce, l'acqua che vi bolle, l'aria che ne evapora, la terra da cui è composto e l'akasha nel suo intero esistere. Nelle mani degli uomini, che non possono comprendere e maneggiare ciò che è divino senza rimanerne annientati, diviene solo la tetra ombra della vita, della rinscita e della spiritualità, quindi morti che risorgono posseduti da demoni terribili che si scagliano sui nemici e poi sugli amici straziandone le carni a mani nude: la distruzione della vita priva della ragione.

  • COS'E'?

    Di base il calderone è una pentola di grosse dimensioni, in genere in ferro battuto o in rame con un grosso manico curvo e mobile che permette di appenderlo ad un gancio sospeso sopra una fiamma viva. La forma del calderone varia di poco. Alcuni sono pressoché delle sfere tagliate in cima all'imboccatura, mentre altri hanno la base appiattita. Le dimensioni possono variare per capienza. Come gli altri strumenti fondamentali associati alle streghe, il calderone è un oggetto comune nelle case di campagna. In un ambito familiare con molti figli è normale dover avere una pentola grande dove poter cucinare per tutti. L'immagine tipica del calderone è quella di rame, molto diffusa nel nord Italia perché è usata per cucinare la polenta, un piatto tipico estremamente povero che tutti conoscono bene nel nostro paese e che è ottenuto mediante la bollitura di farina gialla (ottenuta macinando il mais) nell'acqua.
    Il calderone dovrebbe poggiare su un treppiede, o avere comunque tre piedi saldati alla sua superficie. I tre piedi, come abbiamo visto, rappresentano i tre doni dell'Awen e quindi hanno un significato spirituale oltre che tecnico.

  • USO

    Il calderone è uno strumento femminile, quindi sacro alla dea, anche perché rappresenta il ventre materno. Il calderone, come la coppa, è uno strumento ricettivo, quindi contiene le energie. Secondo Starhawk il Calderone è associato all'akasha in quanto ventre della magia stessa. Io non mi trovo d'accordo. Dal mio punto di vista il calderone è uno strumento associato all'acqua.
    E' visto ovviamente anche come forza trasformativa, in quanto i cibi vengono cotti dentro di esso e perché il principio magico è proprio quello della trasformazione o della creazione e la miscela di pozioni e intrugli. Infatti l'uso del calderone come contenitore/recipiente è quello più usato. Alcune congreghe lo usano proprio per cucinare o per bollire al suo interno delle tisane. Per questo motivo andrebbe sempre tenuto ben pulito. Ma il suo uso non si limita a questo, per quanto abbiamo accettato l'immaginario della strega che cuoce amenità nel calderone ribollente. Nel suo "contenere" le energie è usato anche per lo scrying, ossia la pratica di divinazione attraverso l'osservazione e la trance. Riempiendolo d'acqua infatti, se questo ha un fondo scuro, come il ferro battuto, può essere usato per interrogare gli oracoli. Le sacerdotesse di Avalon si affacciavano sul pozzo del calice per divinare nelle sue acque, specchiandocisi. La divinazione col calderone è una forma molto antica e complessa di pratica divinatoria. Personalmente è l'unico metodo che uso. In antichità questo tipo di divinazione era fatta, in Egitto, anche con l'inchiostro. Lo si faceva colare in una ciotola sul cui fondo era rappresentato Anubi seduto sul trono e si chiedeva ad un fanciullo di guardarvi dentro e porre una domanda. A quel punto il ragazzetto avrebbe veduto i servitori di Anubi giungere in pompa magna e poi Anubi stesso avrebbe risposto al quesito.
    Un altro uso che si fa col calderone deriva da un'usanza popolare e lo lega al solstizio d'estate. Nella tradizione wiccan, ma anche nelle tradizioni popolari c'è l'usanza di lavarsi la mattina di mezz'estate con l'acqua delle fate, ossia acqua di fonte in cui sono stati lasciati a bagno per la notte del solstizio fiori di stagione. Secondo la tradizione, lavarsi con quest'acqua preserverebbe da ogni malanno durante l'anno. Questo tipo di tradizione è molto diffusa qui in Italia ed è stata poi inglobata anche come acqua dell'ascensione.
    L'acqua ricavata da questo processo è nota anche come acqua solstiziale, strettamente legata al segno del Cancro. In passato il processo di creazione di quest'acqua prevedeva la raccolta della rugiada che si era depositata dopo la notte di S. Giovanni, quindi il 24 giugno, ossia il Solstizio d'Estate.
    Il calderone, come ventre della madre è anche un contenitore delle energie e delle intenzioni. La sua associazione alla "trasformazione" e alla vita è chiara. Il ventre materno è il caldo e oscuro luogo dove la magia ha inizio. Durante i sabba invernali, quindi Mabon, Samhain, Yule e Imbolc, il calderone viene usato come contenitore del fuoco. Il fuoco della trasformazione e della luce nascente. Nel fuoco del calderone è possibile bruciare le cose vecchie, i nostri intenti affinché si realizzino, le offerte che vogliamo elargire agli dei. Il calderone può quindi contenere anche delle semenze che devono essere caricate da una danza a spirale o una qualsiasi tisana o bevanda che deve essere elargita ai partecipanti del cerchio. Anni fa, in un campo che ho fatto con altre streghe durante la festa di Lammas, ho visto usare il calderone come contenitore di doni. La bellissima tradizione prevedeva che ogni persona che giungesse al campo portasse qualcosa da lasciare nel calderone e alla fine della settimana, durante il rito di chiusura e lo spegnimento del fuoco sacro, ognuno prendeva un oggetto lasciato da un'altra persona, senza sapere chi ne fosse il precedente proprietario.
    Troviamo quindi che il calderone abbia un uso contenitivo e trasformativo nell'ambito magico. Come il ventre materno può essere riempito di fiori e libagioni. Una sorta di cornucopia energetica che può essere caricata come il ventre della dea
  • fonte: http://www.thereef.it/craft/wicca/strumenti/calderone.htm

    MWL 5#: Alfabeto di strega: B- come BRIGID.

    BRIGIT
    Altri nomi: Breo Saighead, Brid, Brighid [Irlanda], Brigindo, Brigandu [Gallia], Brigan, Brigantia, Brigantis [Britannia], Bride [Alba]. Breo Saighead, o " la freccia ardente o la potenza"

    È un triplice dea celtica, il figlia di Dagda e di sua moglie Bres. Brighid ha tre funzioni che sono:

    1) il fuoco dell'ispirazione come patrona della poesia,
    2) il fuoco del focolare, come patrona della guarigione e della fertilità
    3) il fuoco della forgia, come patrona dei fabbri e delle arti marziali.
      
    I Celti e le loro tradizioni
    Nelle ricerche sui Celti, sulle loro credenze, le pratiche e la religione, affrontiamo un certo numero di difficoltà.
    Gli antichi Celti non hanno scritto niente essi stessi circa la loro religione e dobbiamo contare su altre fonti - gli autori classici di Roma e della Grecia, gli scrivani cristiani che hanno registrato le storia ed i miti, le prove archaeologichel e il folclore.

    Tuttavia esaminare queste fonti è come prendere in mano un mucchietto di sabbia e guardarlo sparire fra le nostre dita. Dobbiamo ricordare che gli autori classici avevano il loro proprio punto di vista nel ritrarre le genti che avevano conquistato come barbari per giustificarsi che non sempre hanno capito le credenze e le abitudini dei Celti ma tendevano ad interpretarle facendo riferimento alle loro proprie credenze. Gli scrivani cristiani non conoscevano sempre i miti e avevano il loro interesse a promuovere la christianità. Per quanto riguarda l’archeologia, questo dipende da che cosa è sopravvissuto ed è stato trovato - ci sono zone dove niente è conosciuto. Inoltre la prova archeologica deve essere interpretata dagli esperti che, come gli autori classici, a volte hanno fatto errori di interpretazione secondo i preconcetti della loro propria cultura. Nel passato, per esempio, scheletri trovati con monili sono stati classificati come femminili perché nella società degli archeologhi soltanto le donne portavano gioielli.
    Anche se il folclore in molti casi riflette credenze e pratiche antiche, è virtualmente impossible dire con la certezza quali aspetti siano antichi e quali posteriori.

    Questa mancanza di prove è, in un certo senso, coerente con qualcosa che sappiamo dei Celti: che essi hanno vissuto a loro agio con le ambiguità e una mancanza di fatti dichiati. Un testo di Diodoro Siculo (8 BC) sui Galli dice che "nella conversazione usano poche parole e parlano per enigmi." Anche se è possibile che Diodorus, provenendo da un'altra cultura, non fosse semplicemente uso alle indicazioni verbali e non-verbali dei galli, c’è una prova che dà peso alla sua osservazione. Sappiamo che gli enigmi sono una parte importante nei racconti celtici e che i poeti erano detti per possedere una lingua 'oscura' che la persona ordinaria non poteva capire. Molti nomi celtici possono essere interpretati in due sensi. E ancora, molta dell'arte celtica è astratta; le forme cambiano una nell’altra, uccelli, a animali e esseri umani le cui forme si intrecciano e confondono con i complessi disegni delle linee e del fogliame.
    Le lingue celtiche, uniche fra quelle degli Indo-Europei, presentano mutazioni nelle parole in modo che parole con lo stesso significato in determinati contesti, in determinati rapporti con altre parole, cambino o spostino la loro forma e suono.
    La poesia fa molto uso di alliterazioni e di assonanze che danno collegamenti fra le parole i cui significati non sono collegati.

    Tutto questo sembra suggerire fondamentalmente che i Celti stessi vedessero la realtà come profondamente collegata, non soltanto nei sensi evidenti o logici. La realtà potrebbe cambiare e spostarsi nello stesso modo che nelle poesie, in cui alcuni esseri mutano la loro forma in quella di altri esseri e nello stesso senso in cui le figure nell'illustrazione cambiano e si trasformano l’una nell’altra.
    Il mondo intorno a loro era così in una condizione altamente potente e magica, le relative parti avevano un rapporto dinamico, sempre sulla soglia fra esistenza e del non esistenza.
     
    Le divinità del pantheon celtico non sono mai astratte o mitologiche, ma sono sempre inseparabili dalla vita quotidiana. Nel caso della dea Brigid, il fuoco dell’ispirazione, come nella poesia, e il fuoco della forgia sono visti come identici. Non c’è separazione fra i mondi interiore ed esteriore.

    Brigid: I molti volti di una dea nei secoli

    Sono Colei
    che è è la madre
    naturale di tutte le cose,
    maestra e governatrice
    di tutti gli elementi,
    la progenie iniziale dei mondi,
    il capo dei poteri divini,
    Regina dei tutti coloro che sono nell'aldilà,
    la più importante di coloro
    che abitano sopra,
    manifestazione da sola
    e sotto una sola forma
    di tutti gli Dei e di tutte le Dee.

    Lucius Apuleius


    Essendo una delle dee più complesse e più contradittorie del pantheon celtico, Brigid può essere vista come la figura religiosa più potente in tutta la storia irlandese. Molti strati di tradizioni separate si sono incrociati, creando la sua storia, sicuramente complessa, che ha attraversato i secoli. È riuscita a passare intatta attraverso le generazioni, ricoprendo ruoli differenti nei diversi periodi.

    Era e continua ad essere una dea dai molti nomi: Bride, Bridey, Brighid, Brigit, Briggidda, Brigantia. Ci sono inoltre molte variazioni sulla pronuncia, una possibile è “Breet”.

    Brigid è la patrona tradizionale dei guaritori, della poesia e dei fabbri, che sono tutte opere di saggezza pratica ed ispirata. Poichè è una divinità solare i suoi attributi sono la luce, l'ispirazione e tutte le attività associate con il fuoco. Anche se non potrebbe essere identificata con il sole fisico, è certamente l’origine dell’energia guaritiva e vitale interiore.

    Il suo nome deriva dalla radice "breo" (fuoco): il fuoco della fucina si univa a quello dell'ispirazione artistica e dell'energia guaritrice. Brigit, figlia del Grande Dio Dagda e controparte celtica di Athena-Minerva, è la conservatrice della tradizione, perché per gli antichi Celti la poesia era un'arte sacra che trascendeva la semplice composizione di versi e diventava magia, rito, personificazione della memoria ancestrale delle popolazioni.

    Sotto l'egida di Brigit erano anche i misteri druidici della guarigione, e di questo sono testimonianza le numerose "sorgenti di Brigit". Diffuse un pò ovunque nelle Isole Britanniche, alcune di esse hanno preservato fino ad oggi numerose tradizioni circa le loro qualità guaritrici. Ancora oggi, ai rami degli alberi che sorgono nelIe loro vicinanze, i contadini appendono strisce di stoffa o nastri a indicare le malattie da cui vogliono essere guariti.

    Sacri a Brigit erano la ruota del filatoio, la coppa e lo specchio. Lo specchio è strumento di divinazione e simboleggia l'immagine dell’Altro Mondo cui hanno accesso eroi e iniziati. La ruota del filatoio è il centro ruotante del cosmo, il volgere delIa Ruota dell'Anno e anche la ruota che fila i fili delle nostre vite. La coppa è il grembo delIa Dea da cui tutte le cose nascono.

    Excalibur, la spada di re Artù, è stata forgiata dalla Signora del Lago, una figura a volte associata a Brighid a causa della sua funzione di forgiatrice e del fuoco. Come l'Avalon Arturiano, o "l'isola delle mele", Brigid possedeva un meleto nell' aldilà a cui le api viaggiavano per ottenere del nettare magico.

    Brigid, che significa "colei che esalta se stessa," è dea della fiamma sacra del Kildare (derivato da "Cill Dara," che significa "la chiesa della quercia") e spesso è considerata come la funzione nubile bianca della dea triplice. Gailleach, o la bianca signora, all' alba bevve dall' antico pozzo della gioventù. In quell'istante, fu trasformata nella sua funzione nubile, la giovane dea chiamata Brigid.
    Fu Cristianizzata come "la balia" di Gesù Cristo e chiamata Santa Brigitta, la figlia del druido Dougal il Bruno.
    A volte egualmente è associata con la dea Romano-Celtica di Aquae-Sulis [l'attuale Bath].

    Uno dei suoi nomi più antichi è Breo-saighead che significa la freccia ardente ed in quel nome vi sono gli attributo di punizione e giustizia divina.

    Tre fiumi sono chiamati come la Dea - Brigit, Braint e Brent in Irlanda, nel Galles ed in Inghilterra, rispettivamente. In Gran-Bretagna moderna oggi è indicata come la guerriera-nubile Brigantia e venerata non soltanto come giustizia ed autorità, ma anche come il personificazione della Gran-Bretagna.

    C’è una storia, proveniente dal dodicesimo secolo, in cui Merlino è ispirato da una figura femminile che rappresenta la sovranità della terra della Gran-Bretagna. È causa delle sue visioni sulla storia britannica. Taliesin inoltre descrive un cosmologia tradizionale, ispirato da Brigantia.
    In molte storie c’è un riferimento alla sua cura per lo sviluppo di potenziale umano.

    Viene associata con la mucca, cui si riferisce al festival di Imbolc. In questa celebrazione, che è dedicata completamente a lei, sono presenti 'la luce dei fuochi, la purificazione con l'acqua di pozzo e l'iniziare un nuovo anno. L'importanza di Imbolc è così profonda che merita un discorso a parte.

    Oltre che ai suoi animali totemici la mucca e la pecora, Brigid viene associata con il gallo, annunciatore dell’inizio di una nuova giornata e il serpente, simbolo di rigenerazione. In molte culture il serpente o drago è simbolo dello spirito della terra e delle forze naturali di crescita, decadimento e rinnovamento. In questo modo Brigid si collega alle dee di fertilità, molte delle quali vengono raffigurate con i serpenti. I serpenti sono anche un tema comune nei monili celtici (un altro prodotto della forgia).

    La storia di Brigid inizia in una triade di sorelle, cosa non insolita nel mondo celtico. È la figlia di Dagda e della Morrighan e sorella di Ogma, dio del sole e del creatore Ogham.
    Ha avuta tre figli - Brian (Ruadan), Iuchar ed Uar - e le imprese di Brian nella battaglia di Moytura svolgonoun ruolo importante nel suo sviluppo come Dea di pace e unità. Bisogna considerare che per i celti la discendenza era strettamente matri-lineare e che la maternità era tenuta nel massimo rispetto.
    Cristianizzata come Santa Bridget o Bride, come viene chiamata familiarmente in gaelico, essa venne ritenuta la miracolosa levatrice o madre adottiva di Gesù Cristo e la sua festa si celebra appunto il 1° febbraio, Giorno di Santa Bridget o La Fheile Brfd. Riguardo questa santa, di cui è tanto dubbia l'esistenza storica quanto certa la sua derivazione pagana, si diceva che avesse il potere di moltiplicare cibi e bevande per nutrire i poveri, potendo trasformare in birra perfino l'acqua in cui si lavava! A Santa Bridget fu consacrato il monastero irlandese di Kildare, dove un fuoco in suo onore era mantenuto perpetuamente acceso da diciannove monache. Ogni suora a turno vegliava sul fuoco per un'intera giornata di un ciclo di venti giorni; quando giungeva il turno della diciannovesima suora ella doveva pronunciare la formula rituale: "Bridget proteggi il tuo fuoco. Questa è la tua notte". Il ventesimo giorno si diceva fosse la stessa Bridget a tenere miracolosamente acceso il fuoco.

    II numero diciannove richiama il ciclo lunare metonico che si ripete identico ogni diciannove anni solari. Inutile ricordare come questa usanza ricordasse il collegio delle Vestali che tenevano sempre acceso il sacro fuoco di vesta nell'antica Roma, ma più probabilmente la devozione delle suore di Kildare si ricollega alle Galliceniae, una leggendaria sorellanza di druidesse che sorvegliavano gelosamente il loro recinto sacro dall'intrusione degli uomini e i cui riti furono mantenuti attraverso molte generazioni. Allo stesso modo, nel monastero di Kildare solo alle donne era concesso di entrare nel recinto dove bruciava il fuoco, che veniva tenuto acceso con mantici, come ricorda Geraldodi Cambria nel XII secolo. II fuoco bruciò ininterrottamente dal tempo della leggendaria fondazione del santuario, nel VI secolo fino al regno di Enrico VIII, quando la Riforma protestante pose fine a questa devozione più pagana che cattolica.